Fino a esaurimento scorte (di neuroni sani)

ferieUna cosa mi pare chiara, quest’anno: che il fatto di aver dovuto cancellare le voci “partenza” e “vacanza” dai programmi per motivi comuni a una larga fetta di italiani normostipendiati che abbiano figli a studiare fuori sede ha avuto un risvolto imprevisto. Venerdì scorso non mi capacitavo che fosse l’ultimo giorno di lavoro, di una settimana peraltro chiesta espressamente in più rispetto ai miei colleghi per terminare un editing particolarmente laborioso che preferivo archiviare in vista dell’impaginazione prevista a settembre. Così lunedì mattina mi sono riaffacciata, ho riaperto finestre, computer e macchinetta del caffè, e ho strappato ulteriori tre ore alla malinconica prospettiva di gestire una serie infinita di giornate casalinghe in un quartiere semideserto, con voglia di muovermi pari a zero e di cucinare, pulire e riordinare n.p.

No, non è carino riprovarci prima del 5 settembre, ma intanto c’è sicuramente qualcosa che non va… 😦

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